

206. L'assassinio di Aldo Moro: la scomparsa di un protagonista di
nuovi equilibri politici.

Da: Relazione della commissione parlamentare d'inchiesta sulla
strage di via Fani, sul sequestro e sull'assassinio di Aldo Moro e
sul terrorismo in Italia, in Atti parlamentari, Camera, ottavo
legislatura, doc. ventitreesimo, n. 5, volume primo.

Il seguente passo  tratto dalla relazione della commissione
parlamentare d'inchiesta sul sequestro e l'assassinio di Aldo
Moro, e sul terrorismo in Italia. Si tratta di un documento che,
al di l del significato politico, riveste anche un indubbio
interesse storiografico. Esso contiene infatti una sintetica
ricostruzione delle vicende politiche italiane, delinea il ruolo
svolto da Aldo Moro e le finalit del suo progetto, e indica gli
obiettivi e la strategia delle brigate rosse.


Il sequestro e l'assassinio di Aldo Moro, unico caso di sequestro
e di omicidio di un uomo di Stato nell'Europa del dopoguerra, ha
coinvolto, in un'unica, tragica vicenda, la sorte della vittima
nonch valori, princpi, processi politici, interessanti l'intera
societ italiana. .
Moro fu ucciso mentre era impegnato da protagonista in una
difficile fase politica che vedeva il realizzarsi di una
convergenza di forze democratiche diverse (DC, PCI, PSI, PSDI,
PRI) diretta non soltanto ad assicurare al Paese un governo in
grado di uscire dall'instabilit conseguente alla crisi degli
equilibri politici sui quali si era fondata la lunga esperienza
dei governi di centro-sinistra, ma soprattutto a superare radicate
pregiudiziali tra forze politiche tradizionalmente antagoniste al
fine di creare le condizioni per una democrazia compiuta. .
L'Italia repubblicana, nell'interpretazione di Moro, aveva
attraversato due distinte fasi politiche: la prima caratterizzata
da una alleanza tra DC e partiti di centro; la seconda
caratterizzata dalla collaborazione di governo tra DC e Partito
socialista italiano e da profonde innovazioni rispetto al periodo
precedente. .
Questa seconda fase, iniziata nei primi anni Sessanta, era giunta,
sempre secondo Moro, al suo esaurimento negli anni 1974-75,
durante i quali si erano verificati grossi avvenimenti politici,
come il referendum sul divorzio (1974), le seconde elezioni
regionali (1975) e la crisi del governo Moro-La Malfa. .
A giudizio di Aldo Moro stava aprendosi una terza fase, nella
quale andava posto il problema del Partito comunista, del
difficile accesso al potere delle massi popolari che in esso si
riconoscono (discorso al tredicesimo congresso della DC).
Moro, come ebbe a dire nel suo discorso ai Gruppi parlamentari
della DC del febbraio 1978, riteneva che dalle elezioni politiche
del 1976 erano usciti due vincitori e che due vincitori in una
battaglia certamente creano problemi. Il Paese non avrebbe
sopportato in quel momento un grave scontro, una dissociazione
radicale, quale si sarebbe avuta se il Partito comunista italiano
e la Democrazia cristiana avessero assunto un atteggiamento di
rottura. .
Questo progetto non esprimeva un'astratta e personale
interpretazione della realt italiana, ma rispondeva all'esigenza
di tradurre in atti concreti quanto a livello di dibattito
politico era andato maturando nei due partiti, in altre forze
politiche e in larghi settori dell'opinione pubblica. .
Non era la prima volta che Moro si assumeva il compito di gestire
una fase nuova e difficile giacch, come segretario della DC, era
gi stato l'artefice dell'incontro con i socialisti. Grazie
appunto alla sua incisiva azione politica egli era diventato il
punto di equilibrio tra tutte le forze che si sentivano
rappresentate dal suo partito: era perci l'uomo della continua
mediazione, ma anche dell'attenzione a quanto di nuovo si
manifestava nella societ civile. Peraltro il suo ruolo e la
preminenza della sua posizione lo avevano portato ad essere
oggetto di critiche da parte di chi, all'interno o all'esterno,
non condivideva le sue posizioni: e di ci egli era ben
consapevole. .
Mentre la vicenda politica italiana andava cos evolvendo,
l'organizzazione delle Brigate Rosse sviluppava una linea di
intervento nella vita del Paese, diretta ad affermare il primato
della lotta armata sul confronto democratico, la rottura del
rapporto tra movimento operaio e democrazia politica, lo
scatenamento della guerra civile. .
Per conseguire questi obiettivi le BR si muovevano lungo varie
direttive: attaccare i quadri intermedi e di base della DC,
colpire quei magistrati e quei pubblici funzionari che si erano
pi impegnati ad assicurare l'efficienza e la credibilit dello
Stato, ferire o uccidere gli uomini degli apparati di sicurezza
per scompaginarli, attaccare e screditare le organizzazioni
storiche, politiche e sindacali, del movimento operaio al fine di
logorarne i rapporti con le masse. .
Progetti di destabilizzazione eversiva erano peraltro maturati sia
negli anni precedenti sia in tutto il decennio degli anni
Settanta, anche al di fuori delle BR con i tentativi di carattere
golpista e con le stragi e gli attentati del terrorismo nero. Ma
le BR e le organizzazioni ad esse affini avevano mantenuto come
propria permanente caratteristica l'obiettivo di scatenare la
guerra civile tentando di portare grandi masse popolari sul
terreno della lotta armata.
A partire dal 1975, con la risoluzione della direzione strategica
dell'aprile, le BR individuavano specificamente nella DC
l'obiettivo dei loro attacchi armati. Secondo la loro
interpretazione, in Italia si era costituito un blocco di potere,
cinghia di trasmissione delle decisioni delle societ
multinazionali, comprendente partiti, sindacati e istituzioni.
Asse di questo blocco, nello schematismo brigatista, era la
Democrazia cristiana. Perci le BR, mentre indicavano, in
particolare nelle fabbriche, le tradizionali organizzazioni del
movimento operaio come traditrici, attaccavano con le armi le sedi
e gli uomini della Democrazia cristiana. .
Il sequestro di Aldo Moro venne preparato con un anticipo di molti
mesi, gi nell'autunno del 1977, periodo di massima accentuazione
dell'azione terroristica. .
Si registrano in quell'anno ben 2128 attentati ed atti di violenza
contro persone e cose, contro i 1198 del 1976. Le sedi dei partiti
interessati da attentati, soprattutto incendiari, furono 340 (154
DC, 103 MSI, 77 PCI, 4 PSDI, 2 PDUP); 124 le sedi di caserme di
polizia e dei carabinieri, 140 le sedi di scuole, 50 le sedi di
sindacati, 19 le carceri. I terroristi non trascuravano gli
assalti alle sedi di fabbriche e di giornali (se ne registrarono
22) mentre nelle carceri si verificarono ben 51 sommosse e 559
evasioni. Vennero uccisi 42 appartenenti alle forze dell'ordine e
47 vennero feriti.
